mercoledì 10 novembre 2010

Domani 11 novembre, alle ore 11:00 la conferenza stampa nel municipio di Aosta

SPEDIZIONE ALPINISTICA AUTUNNO 2010

CHAKUNG (O HUNGCHI) 7036 m

(Himalaya del Nepal)

Componenti:

Enrico Bonino - Guida Alpina

Nicolas Meli - Guida Alpina

Ufficio Stampa:

Veronica Balocco ( balocco@ecodibiella.it)

Periodo: novembre/dicembre 2010



TRA GEOGRAFIA E STORIA

Il Chakung fa parte dell'Himalaya del Khumbu nepalese , e si trova a poche ore dal villaggio di Gokyo, tra due giganti: Pumori e Cho Oyu. La sua vetta misura 7036m e si erge a sud del colle Nup La, sul lato est del Negojumba Glacier, che forma il confine tra Nepal e Tibet.

Nonostante la vicinanza di colossi superiori agli 8000, il bacino semicircolare formato dal versante Est del Cho Oyu, dalla parete sud del Gyachung Kang e dallo stesso Chakung, rimane un angolo dell’Himalaya poco esplorato e poco visitato dal turismo moderno.

Il Chackung è stato salito per la prima volta il 19 Aprile 2003 da una cordata giapponese salendo per la cresta SW (Takashi Shiro, Kanji Shimitzu, Tadashi Morita, Katsuo Fukuhara). Alcuni dei membri della spedizione fecero un primo tentativo nel 2001 che però diede scarsi risultati a causa delle cattive condizioni di innevamento. Lo stesso aprile 2003, solo cinque giorni dopo, una cordata di Koreani (Jeon-Am, Kim Seung-Koo, Kim Seung-Ho, Jeon-Chan II, Yoo Cheoi-Mok) raggiungeva la cima del Chackung salendo una breve variante all’inizio dell’itinerario, attaccando la cresta direttamente e non per il fianco W, ma in merito si hanno pochi dettagli.

La prima salita fu effettuata in stile Himalayano tramite l’utilizzo di corde fisse, un campo base avanzato e due campi in quota.

Obiettivo: la nostra spedizione si pone come obbiettivo di salire la montagna lungo l'inviolata parete W alta 1900m. Se la fatica e le condizioni ce lo permetteranno vorremmo, una volta raggiunta la vetta, scendere per la via dei giapponesi lungo la cresta SW. Come l'anno scorso la nostra etica ci impone una logistica ultraleggera che ci permetterà di realizzare la prima salita italiana e in stile alpino della montagna per una via nuova (uno stile leggero appunto, in totale autonomia, senza l’utilizzo di corde fisse, e portando con se tutto il materiale necessario alla salita senza dover scendere e salire più volte) e la prima traversata. La linea che seguiremo sarà decisa in loco in base alle condizioni della montagna, in ogni caso questa parete ci darà filo da torcere.

Data l'imponenza della parete, il tipo di via è sicuramente più himalayano rispetto alle vie aperte lo scorso anno nella stessa regione, ma cercheremo di salire, allo stesso tempo, per un itinerario tecnico.

Periodo: post-monsonico da metà novembre a fine dicembre 2010

Durata della spedizione: si prevede un periodo totale di circa 35 giorni tra acclimatamento e salita.

Team: la squadra sarà composta da 2 alpinisti guide alpine della Valle d’Aosta che nel 2009, nella stessa regione, hanno portato a termine 3 prime salite su pareti inviolate, in stile alpino.

Chakung 2010 gli alpinisti:

Enrico Bonino 29 anni, Guida Alpina della Valle d’Aosta, residente a Villeneuve. Negli ultimi 13 anni la mia intensa attività spazia tra alpi occidentali ed orientali prediligendo certamente l’alta montagna e ricercando gli ambienti più isolati anche all’estero: tra Madagascar e Stati Uniti, tra Thailandia, Nepal e India. Nel 2005 e 2006 ho partecipato alla formazione di giovani Afgani (in Afghanistan, nelle regioni del Panshir e Wakhan) alla professione di portatori d’alta quota e guide di trekking, sotto il patrocinio dell’associazione ambientalista Mountain Wilderness. Nel 2009, sono rimasto tra le montagne del Nepal per 3 mesi, condividendo salite con clienti e soci abituali, con i quali abbiamo ricercato angoli selvaggi, nascosti tra le montagne del turismo, salendo tre pareti inviolate.

Nicolas Meli – 31 anni, Guida Alpina della Valle d’Aosta e residente a Sarre. Tra la roccia e il ghiaccio, in montagna ho salito vie importanti nel massiccio del Monte Bianco e del Monte Rosa. Con i clienti mi piace scoprire itinerari meno conosciuti e percorsi, ricercando il piacere dell’avventura.

Ho già avuto modo di esplorare questa regione dell’Himalaya con Enrico, salendo pareti difficili e inesplorate. L’obiettivo di quest’anno è un’ottima occasione per incrementare la nostra esperienza, una spedizione importante su una montagna di 7000m, il primo passo verso i giganti dell’Himalaya.

Durante la spedizione:

· Aggiornamenti dal campo base e dai campi alti sulla salita visibili tramite i primari canali di informazione e su sito dedicato con loghi e sponsors.

· Documentazione fotografica e video dell’attività alpinistica e dell’aspetto sociale e culturale delle popolazioni locali.

· Test di materiali forniti con eventuale relazione tecnica.

· Invio cartolina celebrativa con loghi sponsor.

Al rientro:

· Programmazione di serate con proiezione di fotografie e video

· Comunicati stampa

· Articoli su riviste specializzate e non.

· Disponibilità di materiale fotografico e video utilizzabile per la promozione (su richiesta)

SPONSOR

Quest’anno la parte economica della spedizione è stata interamente finanziata dai partecipanti e da un contributo privato donato generosamente da un caro amico alpinista, e compagno di belle avventure sui ghiacci delle alpi.

Per quanto riguarda il materiale invece, due case leader nella produzione di materiale alpinistico ci hanno dato fiducia fornendoci materiale di alta qualità per affrontare il nostro obiettivo.

Ecco gli sponsor e una piccola descrizione dell’attrezzatura fornitaci:

La Scarpa, al momento leader nella produzione di calzature per l’alpinismo, con la quale collaboro per lo sviluppo di nuovi prodotti, ha da poco messo a punto la nuova linea Phantom con materiali di ultima generazione che garantiscono leggerezza, calore e tecnicità su ogni terreno.

Nello specifico, dato il tipo di spedizione che andremo ad affrontare, l’azienda ci ha fornito il modello Phantom 6000, che attualmente sul mercato non ha paragoni. Pur essendo uno scarpone con scarpetta termica interna, ha un peso di appena 1000g ed è estremamente tecnico e preciso per arrampicare su terreno difficile anche ad alta quota.

Già lo corso anno abbiamo utilizzato il prototipo di questo scarpone aprendo tre vie moderne nella regione Himalayana del Khumbu. Quest’anno abbiamo messo a punto lo scarpone in ogni suo particolare in modo che ci possa garantire la massima performance durante la salita al Chackung.

Altra marca leader mondiale nell’attrezzatura dell’alpinismo è la Black Diamond che quest’anno ci ha dato un supporto importante fornendoci gli attrezzi per la scalata.

Le piccozze Cobra, in carbonio, sono il “gioiello” delle piccozze moderne per l’utilizzo su terreno tecnico in alta montagna. La leggerezza, l’ergonomia, la perfetta curvatura e la lega di acciaio estremamente resistente non possono che darci fiducia in ogni momento della scalata.

Allo stesso tempo non potevamo che adottare i ramponi Cyborg in acciaio inox, ultima trovata della Black Diamond. Più leggeri e super efficaci quando si tratta di penetrare il ghiaccio o appoggiare su piccole asperità della roccia, sono l’attrezzo perfetto per una salita in stile alpino su terreno variabile.

SPEDIZIONE 2009…3 VIE NUOVE SU TRE PARETI INVIOLATE

Partiti con l’intento di salire il Chackung per la cresta SW, siamo stati “respinti” dagli inconvenienti logistici, che spesso possono presentarsi in questi paesi.

Non siamo stati, però, con le mani in mano godendoci la vacanza, ma ci siamo subito guardati in torno alla ricerca di nuovi obiettivi.

Dopo alcuni giorni bloccati dal maltempo al villaggio di Lungden, non potevamo che notare i disegni evidenziati dalla neve sulla roccia sognando di poter seguire quelle linee con le piccozze e i ramponi.

Appena tornato il Sole, il sogno diventa realtà e saliamo “Ramri Keti” (1100m, WI5+/M7/5a), che in nepalese significa bella ragazza, e come tale è corteggiata, proprio come la via che da lì a poco avremmo salito sulla parete del Hama Yomjuma 5970m.

Purtroppo il nostro amico Francesco Cantù ha finito le vacanze e deve tornare in Italia.

Nicolas Meli ed io riprendiamo un progetto cominciato l’anno prima con un collega, poco lontano dal Renjo Pass, famoso colle panoramico che dà accesso ai laghi di Gokyo.

Con una toccata e fuga in giornata saliamo “M’han dato 5 al modulo di misto” sulla punta inviolata che chiameremo Peak Khhancha (600m, ED-, WI6, M7, A2, X, IV) 5800m, come il nostro super portatore che ci ha aiutati durante tutto il viaggio, a trasportare il materiale per le vie fino ai campi base.

Non contenti delle due belle realizzazioni saliamo quello che sarà il fiore all’occhiello della spedizione: “The Phantom of the Opera” (800m, ED+, WI4+, M6+, 6b/A1, A2, V) sulla parete NE del Kajo Ri 6189m, dedicata alla nuova linea di calzature SCARPA.

Al nostro ritorno vi sono state pubblicazioni sui siti:

Planetmountain.com

Montagna.tv

Enricobonino.blogspot.com

Odyssee-Montagne.com

Alpinist.com

Climbing.com

Axess-mountain.com

Sulle riviste:

Pareti

Montagne Magazine

Stampa locale “La Vallée” a più riprese a cura di Oriana Pecchio

Eco di Biella a cura di Veronica Balocco

Serate di foto e video:

Biella: presso il locale Mov Ing in collaborazione con il negozio Axcess Mountain

Torino: presso il Monte dei Cappuccini in collaborazione con la scuola di Alpinismo G.Gervasutti

Rivarolo: sede del CAI in collaborazione con il club 4000.

venerdì 5 novembre 2010

Les Drus - Couloir NE


Via Cecchinel Jager ai Drus

Les Drus per il canale NE - via Cecchinel Jager

Nel 1973 due alpinisti francesi, Walter Cecchinel e Claude Jager si avventurano verso la parete NE dei Drus. In 4 giorni salgono una via nuova ed estrema per l’epoche che li vedrà entrare nella storia dell’alpinismo. Il couloir NE dei Drus è infatti la prima grande via di ghiaccio salita nel massiccio del Monte Bianco con l’utilizzo di due piccozze.Così, durante uno dei più importanti exploits di alpinismo nelle Alpi si inaugurava la tecnica della piolet traction in alta montagna.

È difficile guardare il monolito dei Drus ed immaginare che quest’immensa montagna di granito possa avere una linea “debole” e che presenti difficoltà e terreni di tutt’altra natura che quelli rocciosi. La parete Ovest con la sua maestosità e vie famose come la Diretta Americana, o spettacolari crolli sul pilastro Bonatti hanno catturato l’attenzione di alpinisti e turisti. Il couloir NE è un itinerario nascosto che spesso solo gli alpinisti che amano il ghiaccio e les grandes courses invernali sognano di percorrere. È un itinerario estremamente vario che si svolge in ambiente serio che racchiude in se tutti i tipi di terreno che la montagna verticale può offrire.

Con Max Lucco e Nicolas Meli abbiamo deciso di avventurarci in questo angolo nascosto seguendo le orme degli apritori, veri maestri di alpinismo che con i loro attrezzi rudimentali hanno salito una via di gran classe e che nonostante gli attrezzi di cui disponiamo oggi, resta una via molto impegnativa.

Accesso: Da Aosta si raggiunge Chamonix per il traforo del Monte Bianco. Parcheggiare nei pressi del trenino di Montenvers.

Avvicinamento: Dalla stazione superiore del trenino di Montenvers scendere sul ghiacciaio per mezzo di scale metalliche molto esposte. Attraversare io ghiacciaio e dirigersi verso un quadrato bianco disegnato sulle pareti rocciose di fronte. Risalire nuovamente delle scale metalliche ripide e seguire il sentiero attrezzato finche questo non sormonta la parte ripida della falesia. Dalla balconata il sentiero principale piega decisamente a destra per raggiungere il rifugio della Charpoua. Non seguirlo e cercare sulla sinistra un esile sentiero (al momento vi è un ometto) che traversa a sinistra in direzione dei Drus. Quando il sentierino sparisce si è ormai alla base della gigantesca morena, molto evidente dal trenino. Risalire quest’ultima fino alla sua sommità (base della parete ovest dei Drus) dove vi sono numerosi posti da bivacco confortevoli. Il giorno successivo, puntare alle rocce poco sopra la morena e accedere al ghiacciaio nel migliore dei modi. L’attacco della via è ben visibile dal posto da bivacco. Quest’anno il ghiacciaio si percorre agevolmente dapprima sulla sua sinistra (orografica) per poi aggirare da sinistra a destra un’enorme crepaccio.

Relazione: Dalla crepaccia terminale seguire il canale principale fino alla base dell’attacco diretto della goulotte. Appena prima di entrare nel profondo camino si trova la prima sosta sulla sinistra, alla base di placconate verglassate.

L1: spostarsi una decina di metri diagonalmente a sinistra per poi proseguire diritti in direzione del muro ripido (65m, delicato, poco proteggibile, roccia talvolta poco solida) fino ad una sosta a chiodi con cordino rosso.

L2: aggirare il muro ripido a sinistra ma senza spostarsi troppo in direzione del diedro marcio evidente, ma salire al meglio verso un diedro a destra con corda fissa. Sostare alla base del diedro. Niente sosta attrezzata.

L3: risalire il diedro fino al suo termine dove una cengetta ed un passo atletico in fessura larga portano alla base della fessura Nominé. Sosta a chiodi.

L4: togliere i ramponi. La fessura Nominé è molto ripida e piena di chiodi per poter salire in arrampicata artificiale. Alla fine del muro ripido vi è una sosta molto scomoda perché obbliga a restare appesi. Proseguendo sulla terrazza soprastante e superando uno strapiombo di roccia rotta si arriva ad una sosta a chiodi più comoda.

L5: traversare qualche metro a destra verso un diedro obliquo con alcuni chiodi. Seguirlo fino al suo termine integrando con protezionio veloci fino a raggiungere una terrazza con sosta a chiodi.

L6: poco a destra vi è una fessura larga, seguirla per 7-8m e uscire a destra su un terrazzino con nut incastrato. Continuare per fessura più sottile in direzione di una grande lama staccata che si dovrà percorrere faticosamente in arrampicata o in artificiale (vedi materiale per l’attrezzatura necessaria). Io suggerisco di sostare su friends in cima alla scaglia e sotto uno strapiombo di blocchi, e recuperare i secondi di cordata.

L7: mettere i ramponi. Superare lo strapiombo e proseguire per terreno misto in direzione del canale superiore fino ad una sosta su chiodi.

L8-9: goulotte 60-75 gradi. Sosta su ghiaccio.

L10: aggirare a destra il salto di rocce, 80 gradi. Sosta su ghiaccio.

L11: salire il muro ripido al meglio. Talvolta si forma una striscia di ghiaccio centralmente, dove sono presenti dei chiodi. Quest’anno si passa più logicamente a sinistra per un salto di rocce ben proteggibile ma non facile, che porta su un terrazzo con sosta a chiodi.

L12-15: seguire il canale che con pendenze tra i 70 ed i 50 gradi porta alla breche dei Drus.

Discesa: In doppia sulla via fino all’inizio della goulotte superiore. Successivamente si scende lungo la direttissima (quindi sull’asse del canale). Servono corde da 60m.

Materiale: una serie di friends dai TCU al camalo 4. Sull’ultimo tiro di roccia per rendere più veloce la scalata per il primo di cordata e per i secondi suggerisco di portare un camalot #3, 2 x #3.5, 1 x #4. Sono poi indispensabili 3-4 chiodi da roccia a lama e universali per rinforzare le soste, cordini da abbandono, 8 viti da ghiaccio, qualche nut ma non indispensabili, rinvii, corde da 60m, piccozze tecniche, ramponi, casco, frontale.

Difficoltà: per i primi 3 tiri di misto dipende dalle condizioni e dalla presenza e dalla qualità della corda fissa della quale conviene dubitare. Per quanto riguarda la parte rocciosa 5c/A1 faticoso su roccia non sempre solida. Per il ghiaccio WI4, con un tratto più ripido se c’è ghiaccio.

Note: Il couloir NE è una via impegnativa, difficile e faticosa che richiede grande dimestichezza e velocità su ogni tipo di terreno: roccia, ghiaccio, misto e neve. Su ogni tiro della via si può perdere facilmente tempo. Anche nella parte alta, con difficoltà di ghiaccio oggigiorno non estreme, si arriva stanchi e nulla appare banale.

Anche la discesa, a volte effettuata al buio, non è da sottovalutare, nonostante si faccia in corda doppia.

Bellezza: *****



il canale d'accesso visto dal bivacco

su per il canale alle prima luci...non solo 50 gradi!!!

prime luci...prime difficoltà sul misto

Nik in uscita dal primo tiro di misto

Nik e Max mi raggiungono in sosta al secondo tiro di misto

verso la fessura Nominé

la fessura Nominé solca il muro compatto al centro

Nik in uscita sulla terrazza alla base della Nominé

basta seguire la linea dei chiodi...ma il muro ripido rende tutto faticoso!!!

Max in uscita dalla fessura Nominé mi raggiunge in sosta

secondo tiro di roccia...non basta tirare i chiodi...

secondo tiro di roccia che da accesso alla fessura larga...ci avviciniamo alla goulotte superiore.

grande esposizione sui tiri di roccia

la fessura larga dell'ultimo tiro di roccia

ancora una lama staccata e poi finalmente il ghiaccio!!!!

ecco la lama che ci ha dato del filo da torcere...

ultimi metri prima della goulotte...

è ora di calzare nuovamente i ramponi

terzo tiro di ghiaccio, il primo della S che "aggira" gli ostacoli

la via sembra infinita, la goulotte è sinuosa

ultimi tre tiri di ghiaccio prima della breche

siamo stanchi ma incredibilmente contenti...è davvero un vione!!!!

finalmente in cima...

e il panorama ci fa dimenticare qualsiasi fatica

....o quasi :-)


sabato 30 ottobre 2010

28-10-2010 - Aiguille des Pelerins


Via Rebuffat/Terray



L'estate ormai è passata da un pezzo e sia io che Max Lucco abbiamo voglia di impugnare le piccozze e letteralmente "prendere a calci" il ghiaccio. Dopo l'estate generosa di belle salite in sua compagnia, ad ottobre ci siamo lasciati scappare qualche bella occasione, ed ora abbiamo tutta l'intenzione di rifarci.

Avevo già percorso questa via anni fa con Eva Oomen, Elio Bonfanti e Mauro Rossi, in quell'anno in cui la parete N dei Pelerins era ricoperta da un lenzuolo bianco e compatto che le vie che la percorrono sembravano quasi intrecciarsi tra loro.

Al momento, nonostante le recenti nevicate, in media montagna la neve sembra fare fatica ad incollarsi alle pareti rocciose, forse a causa del troppo freddo o forse del troppo vento. Dall'altra parte i canali si riempiono e accumulano i fiocchi spazzati via rendendo pericolose quelle vie che si formano proprio grazie allo scioglimento ed al rigelo della coltre bianca. Ma la parete N dei Pelerins anche questa volta ci ha riservato una bella sorpresa e con Max abbiamo salito questa linea lunga, estetica e in ottime condizioni.

Difficoltà: 5/M

Lunghezza: 500m

Località: Chamonix Mont Blanc

Accesso: attraverso il traforo del Monte Bianco fino a raggiungere l'abitato di Chamonix e la partenza della funivia dell'Aiguille du Midi dove si sale fino alla stazione intermedia di Plan des Aiguilles.

Avvicinamento: dal Plan des Aiguilles risalire in direzione delle placche del Peigne e traversare verso N (sx) per aggirare le stesse. Una volta sul ghiacciaio risalirne il fianco sinistro (orografico) fino alla cima del pendio.

Esposizione: N

Discesa: in doppia sulla via

Bellezza: *****

Materiale: raramente si incontra del ghiaccio pertanto si possono portare per scrupolo 2 viti corte. Ci si protegge bene su roccia con una serie di friends dallo #0.3 al #1 camalot e qualche nut; cordini e fettucce, due corde da 60m.

Note:
  • l'avvicinamento è esposto alla caduta di seracchi nella sua parte alta. Per attaccare la via esistono due possibilità
  1. arrivati alla base del canale si attacca un muro di roccia 30m a dx di dove le rocce scendono piu in basso, e si scavalca lo sperone roccioso per raggiungere il canale poco più in alto;
  2. l'esperienza mi dice che anche li il seracco può colpire, perciò tanto vale essere un pò veloci ed aggirare subito lo sperone ed infilarsi nel canale il più velocemente possibile, si possono lasciare gli zaini alla base della goulotte vera e propria.
  • Le soste sarebbero da riattrezzare in parte, e da sostituire quasi tutti i cordini.
  • se si prende la funivia al mattino è improbabile prendere l'ultima del pomeriggio, perciò informarsi se il rifugio del Plan des Aiguilles è aperto Tel. 0033665642753
  • il pendio che dalla base delle placche del Peigne porta alla goulotte a volte, ricoperto di neve può sembrare innocuo, ma in realtà è un ghiacciaio con dei bei buchi....meglio legarsi!!!