venerdì 10 dicembre 2010

News da Kathmandu!!!! ...pronti per tornare a casa :-(


Ciao a tutti,

Gli ultimi giorni sono stati un po il clou della nostra spedizione.

In pochi giorni pero’ sono successe tante cose, ed altrettanti pensieri hanno scorso la nostra testa contornate da emozioni e stati d’animo che provero’ a raccontarvi.

Quest’anno siamo partiti con l’idea di salire il Chackung, montagna di 7000m che gia’ avevamo addocchiato lo scorso anno. Come ulteriore obbiettivo avevamo quello di raggiungere la vetta salendo una via nuova lungo la parete ovest e in autonomia ed in rigoroso stile alpino. Ma ahime’, le spedizioni costano molti soldi e allora abbiamo deciso di portarci appresso una cliente durante la salita di acclimatamento, chiaramente rivisitata per adeguarla alle capacita’ della ragazza.

Partiamo quindi da Kathmandu come previsto, e con Marine ci acclimatiamo a dovere fino ad arrivare al campo base del Nireka, vetta di 6200m nascosta dietro il Cho La Col.

Li, ultimiamo i preparativi, facciamo scuola di ghiaccio, « addobbiamo » il ghiacciaio come un parco giochi perche’ Marine possa impratichirsi con tutte le manovre di corda, ed ecco che il giorno dopo si parte per la vetta.

Marine aveva gia’ dato segni di debolezza il giorno prima, e quella mattina il solo allacciarsi gli scarponi le dava problemi a respirare e di affaticamento. Era ovvio che dopo pochi passi sarebbe tornata indietro, e cosi’ e’ stato.

Per Nik e me era importante portare a termine la salita in vista dell’obbiettivo principale.

Quindi, dopo aver riaccompagnato Marine alla tenda, che necessitava solo un po’ di riposo, in sole 3h 30min raggiungiamo la vetta del Nireka per la cresta SW, lunga 900m.

Scendiamo poi a Gokyo tutti insieme, e come da programma ci dividiamo : Marine termina il trek con la « guida » Sherku, e noi due rimaniamo a Gokyo a riposarci un paio di giorni prima di partire alla volta del Chackung.

Una prima ricognizione al 5o lago di Gokyo ci mostra subito che le due linee di salita individuate inprecedenza sulla parete non sono in condizioni ottimali : una presenta delle pericolose placche a vento in alto, e l’altra troppo secca in basso, scarica pietre durante il giorno.

Ci rimaneva l’opzione di seguire la linea salita nel 2003 dai coreani, era in buone condizioni, ma il piacere di salire un itinerario inesplorato e’ troppo grande e qui in Nepal, di montagne vergini ce n’e’ solo l’imbarazzo della scelta.

Dalla cima del Nireka, in quei pochi attimi di gelo e vento, avevamo scorso un’ altra cima che ci attirava : il Chumbu 6870m. Questo si trova ancora nella valle dietro al Chackung, rivolto verso il suo versante S, ancora un ulteriore giorno di cammino piu’ lontano.

Allora si parte, i nostri portatori Ram e Domi ci aiutano per 5 ore a portare i sacchi. Il terreno e’ dapprima un sentiero, poi un impervio largo ghiacciaio nero, sepolto dai sassi che ci separa dalla valle che conduce al Chumbu.

E’ l’una del pomeriggio, Ram e Domi devono tornare al villaggio, d’ora in poi ci siamo solo noi e gli zaini.

L’avvicinamento si mostra piu’ lungo ed accidentato del previsto con dune di ghiaccio e sassi, morene, colline erbose.

Ci vorra’ ancora un girono di cammino per arrivare al campo base, e quando ci sembra di essere alla base della parete, ancora 3 ore ci separano da essa. Gli spazi qui in Himalaya sono infiniti, tutto sembra piu’ piccolo di quel che e’ nonostante tutto sembri gia’ molto grande. E’ uno strano gioco di parole ma e’ cosi’.

Siamo gia’ molto stanchi, gli zaini pesantissimi qu questo tipo di terreno ci massacrano. A meta’ pomeriggio montiamo la nostra mini tendina Black Diamond e ci organizziamo prima per la cena e poi per la salita che avra’ inizio il giorno successivo.

Forti delle nostre capacita’ tecniche e delle nostre precedenti esperienze alpine, e Himalayane dello scorso anno ci prepariamo cosi :

C1 all’evidente colle alla base dello sperone piu’ ripido, tanto aspettiamo il Sole che in 3 h max siamo su. Poi dormiamo, il giorno dopo saliamo in vetta e scendiamo a C1, e poi si torna a Gokyo a mangiare bistecche e patate. Lo sperone di roccia e ghiacccio fa 1400m di dislivello circa, dovremmo farcela.

Cerchiamo di alleggerirci al massimo anche con l’attrezzatura per la progressione>

Portiamo infatti 1 corda gemella, 1 cordino in dyneema da 5,5mm per le doppie, 4 viti da ghiaccio, 4 friends, 4 chiodi da roccia e pochi dadi, tendina, sacco a pelo e cibo per tre giorni.

Gia’ solo arrivare alla crepaccia terminale, lo sprofondare nella neve con gli zaini pesanti ci stanca moltissimo e siamo solo a 5400m!!!

Come il terreno si fa piu’ ripido ogni passo diventa un inferno. Eppure siamo su un terreno sul quale nelle Alpi normalmente corriamo!!!

Ma non siamo nelle Alpi e rispetto alle vie che abbiamo salito qui in Nepal l’anno scorso, benche’ molto dure tecnicamente, ci sentiamo spiazzati, affaticati.

Proseguiamo lenti e il terreno si fa sempre piu’ ripido e complesso.

Entriamo in una zona di seracchi che bisogna per forza oltrepassare per avere accesso alla cresta e cosi’ poter piazzare « forse » il nostro primo campo.

Nik mi raggiunge in sosta dopo un tiro ripido, anche lui e’ stanco e forse un po’ sconfortato. Io riparto per il tiro successivo ed aggiro uno spigolo di ghiaccio che fino a quel momento ci celava la vista verso la cresta. Nik mi urla « com’e’ li dietro? Dovremmo quasi esseri, no? » Non sapevo tanto cosa rispondergli, se rassicurarlo inutilmente o se dirgli la verita’ … scelgo la seconda : «ci sono ancora 4 tiri di cui uno a 90 gradi su seracco !!!».

Mi guarda come se fossi matto, poi lo incito a salire dicendogli che ho addocchiato un buon posto per passare la notte, sotto un salto di roccia, al riparo.

Abbiamo ancora 1h30min di luce per quattro tiri di corda non facili. In quel punto la parete e’ articolata : seracchi, canali di neve, crepacci, muri di roccia e ghiaccio. Attacco io il muro a 90, gia’ e’ faticoso a bassa quota, li siamo prossimi ai 6000m. In un moi movimento brusco saltano via i paletti della tenda e ancora una volta ci guardiamo sconsolati. Ma il sito del bivacco sembra davvero ottimo e decidiamo di continuare.

L’uscita dal tiro ripido e’ di neve inconsistente al 100%. Esco dal tiro ma sono esausto. Il terreno si appiattisce di colpo e la neve e’ profonda. Non posso fare sosta per recuperare Nik. Decido allora di scendere in un crepaccia e lo assicuro in vita facendo da contrappeso. Sono sfinito. Lo vedo sbubare dal ripido e mi raggiunge.

Gli chiedo il cambio in testa allacordata per gli ultimi metri prima del bivacco. Mancano 40m, ma sono 40 lunghissimi metri a 70 gradi di neve-zucchero, dove non e’ possible proteggerci, e sotto di lui solo il crepaccio nel quale mi sono infilato per assicurarlo, poi il salto dei seracchi.

Finalmente alle ultime luci Nik sbuca sul terrazzo e mi recupera. Il posto e’ effettivamente comodo per la notte, anzi, super lusso per essere in piena parete.Ma siamo demoliti e passiamo piu di un’ora a cercare di montare la tenda senza paletti agganciandola ogni dove possibile.

Beviamo qualcosa e crolliamo nel sonno. Siamo a 6000 e stiamo benissimo, niente mal di testa, nessun sintomo del mal di montagna, solo la grande stanchezza fisica.

Il girono successivo decidiamo di acclimatarci ulteriormente e di riposarci, e di dare spazio solo ad una piccola ricognizione poco oltre.

Attaco il primo tiro dopo la cengia, un diedro di misto delicato che ci avrebbe condotti in cresta. Faccio 10m, poi un po’ confusamente costruisco una sosta e dico a Nik di calarmi. C’e’ qualcosa che non va. Eppure sto bene, on ho mal di testa, non ho nausea, ma che sta succedendo? La testa mi gira e la vista e’ appannata. La vetta mi sembra all’improvviso lontanissima e lo sperone insurmontabile.

Torno sul terrazzo da Nik e ne discutiamo. Provo a sedermi e a mangiare qualcosa. Sposto iul sacco a pelo, provo a prendere un pezzo di cioccolato e la testa gira ancora, forse un po’ piu’ che in precedenza. Sono ancora lucido, sento chenon puo’ essere nulla di grave perche’ non ne ho i sintomi, ma tutt’a un tratto mi sento davvero sperso nel nulla, lontano da tutto e da tutti. Non e’ come da noi che basta una telefonata e pochi minuti dopo arriva l’licottero che ci porta a valle o all’ospedale.

In questi momenti, in questi luoghi piu’ che mai, ognuno deve avere la lucidita’ di chiedersi se ne vale la pena rischiare la propria pelle per una vetta, per un premio, per farsi bello con gli amici, oppure se sia piu’ importante tornare a valle e garantire cosi’ anche la sicurezza del compagno.

Eh si, perche’ l’alpinismo, per quanto sia un’attivita’ propensa agli egocentrici e’ in realta’ un gran gioco di scquadra e in questi posti, lontani e remoti, lo e’ ancora di piu’.

La cordata assume un significato fortissimo di legame tra persone, e ci fa capire che non ci si puo’ legare con chiunque per fare certe salite, se non con un amico.

Se il significato che diamo al successo di una salita e’ l’acquisizione di nuova esperienza per poter farne tesoro in futuro, allora il poter contare sul supporto del compagno e’ importantissimo. Io non ho esitato un attimo a dire a Nik che preferivo scendere preche’ non stavo bene, sapendo di poter contare sulla sua comprensione e sulla sua valutazione obbiettiva della situazione : che anche con un giorno di riposo non saremmo arrivati in vetta, che eravamo troppo stanchi, e che il moi stato di salute poteva potenzialmente aggravarsi molto. In tal modo siamo scesi in totale sicurezza e abbiamo raggiunto il villaggio il girono dopo. Io sto meglio, ma siamo entrambi prosciugati di ogni forza.

Ma allora dove abbiamo sbagliato? Cosa c’e’ di diverso dale salite che abbiamo effettuato l’anno scorso?

Il trittico di vie realizzato precedentemente e’ fatto di salite che raggiungono ua quota massima di 6000m, molto dure tecnicamente ma che hanno un avvicinamento relativamente breve. Nonostante avessimo sacchi pesanti perche’ erano previsti bivacchi in parete, si procedeva sempre a tiri di corda e di consegueza si aveva una buona possibilita’ di riposo dopo ogni tiro, ed ancora, sui tiri piu’ duri il sacco veniva issato in modo tale che il primo di cordata (e a volte anche il secondo) potesse arrampicare scarico. Inoltre abbiamo sceso tutte le vie in corda doppia.

L’obbiettivo di quest’anno era una montagna di 7000m dove benche’ dura, richiedeva lunghi tratti di arrampicata in conserva. Quindi poche possibilita’ di riposo, e progressione su terreno dove il sacco non poteva essere issato. Di conseguenza arrampicavamo sempre, anche sui tiri piu’ difficili, con uno zaino pesantissimo.

Se a questo aggiungiamo che in alcuni tratti la neve era profonda questo ci ha fortemente provati in « soli » 600 m di parete.

Ma in realta’ questo e’ solo una piccola parte di cio che ci ha sfiniti. Questa era una via dura ma assolutamente alla nostra portata da un punto di vista tecnico.

Il problema e’ stato, a nostro parere, la strategia errata ad averci logorato poco a poco.

Se si parte per un obbiettivo cosi’ alto ed impegnativo, bisogna ottimizzare le energie durante tutto il periodo di acclimatamento e di spostamento, rimanendo concentrati sull’obbiettivo finale.

Non si puo’ pensare di portare un cliente al seguito per fare una salita di acclimatamento che sara’ sicuramente un compromesso, e non l’ideale per raggiungere il proprio obbiettivo, perche’ ci si stanca, ci si logora e non ci si prepara in modo adeguato. Non si puo’ girare mezzo Khumbu alla ricerca di buone condizioni e poi, una volta trovate, partire in totale autonomia per affrontare una salita di questo tipo, senza avere almeno un campo base attrezzato dove riposare adeguatamente.

Noi al campo base siamo gia’ arrivati stanchi.

Per affrontare una salita cosi’ impegnativa e’ assolutamente necessario nutrirsi bene, riposare bene e ottimizzare le energie.

Se fossimo andati direttamente al campo base e ci fossimo acclimatati su montagne limitrofe, ed avessimo avuto un campo base attrezzato per riposare « bene » avremmo probabilmente portato a termine la nostra salita…ma e’ stata una scelta la nostra, di essere autonomi fin dal villaggio, o quasi.

Qui in Himalaya ci siamo resi conto che non bastano le capacita’ tecniche e l’esperienza acquisita nelle alpi, anche per i « non 8000 ». E’ un gioco tutto nuovo da imparare, dove contano molto l’esperienza locale e la strategia.

Questo nostro non raggiungere la vetta ci ha portato grande esperienza della quale faremmo tesoro per le spedizioni future.

Bisogna forse giungere ad un compromesso, che non va pero’ ad intaccare lo stile con il quale si compie una salita?! Forse l’avere qualcuno che aiuta a portare il materiale fino alla base e’ accettabile in questi paesi?! Alla fine non siamo macchine ne trattori, alla fine e’ il lavoro della gente locale aiutare il « turista » a portare il materiale lungo questi spazi infiniti. Certo, l’autonomia totale darebbe un’importanza ed uno spessore diversi alla salita….ma allora non dovremmo prendere neanche l’aereo fino a Lukla?!?!?!?!?!

E’ difficile giungere ad una conclusione, forse non esiste. Noi ci siamo resi conto che per salite di un certo livello ad una certa quota ed in posti remoti come gli angoli dell’Himalaya, l’autonomia totale e’ veramente impegnativa, forse fuori dalla nostra portata, ma ci rifletteremo ancora. L’unico punto fermo e’ lo stile con il quale affrontare una salita : lo stile alpino per quanto possibile. Per raggiungere la vetta o si e’ in grado da soli o si torna a casa, non ci sono compromessi etici o commerciali.

Ringraziamo tutti coloro che ci hanno seguito e supportato con i messaggi.

Si ringraziano infinitamente gli sponsors Scarpa e Black Diamond per la fornitura del maeriale tecnico di alta qualita’.

Ringraziamo inoltre Veronica Balocco per l’ottimo lavoro di comunicazione durante tutta la spedizione.

Consultate il sito nelle prossime settimane per le date delle serate che avranno luogo in Piemonte e Valle d’Aosta. Non esitate a contattarci se volete che portiamo le belle immagini de Nepal anche nella vostra zona.

A presto,

Enrico e Nicolas


ecco alcune foto della salita...


campo base

primi pendii...laparte facile

non sono riuscito a girarla...misteri nepalesi:-)

unosguardo indietro,verso i Khangjung

la faccenda si fa seria...

e sempre piu ripida

e sempre piu'....profonda

zig zag tra i seracchi

dopo loo spigolo...una "bella" sorpresa

....aspetta che guardo....

altri 4 tiri prima di poterci preparare per la notte

di cui uno a 90....con cigliegina in uscita, neve inconsistente

il crepaccio dal quale ho assicurato Nik...meno male che non lo sapeva!!!

ultimi luuuunghi mentri prima del bivaco sotto lo strapiombo di roccia...la fine della nostra salita!

lunedì 6 dicembre 2010

"E' LA MONTAGNA, BELLEZZA, E TU NON CI PUOI FARE NIENTE"

Lo so: Humphrey Bogart parlava della stampa, quando recitava questa storica battuta nel mitico film Deadline. Tutt'altro ambiente, è vero...

Nonostante ciò, sono proprio queste le parole che mi sono risuonate nella testa quando ho ricevuto il sms di Enrico, alle 10.59 di questa mattina. Perché in fondo, quel che lui mi ha scritto non ha fatto altro che dimostrarmi, ancora una volta, che "questa è la montagna, questo è l'alpinismo" e che, semplicemente, a volte non ci possiamo fare proprio niente.

Ieri abbiamo dato tutto per arrivare a C1 a 6.000mt
con tiri fino a 90 gradi su neve inconsistente e con zaini impossibili.
Siamo sfiniti. Io stamattina non stavo bene. Preferiamo tornare a casa.

Ecco qui.

Dal canto mio, ho risposto che va benissimo così e che aspetto loro notizie da Gokyo, dove tra poco faranno base per riposarsi un po'. E non ho mentito, perché veramente va benissimo così.
A tutti spiace, e sarebbe ipocrita negarlo, dover rinunciare a un sogno. Ma il valore della vita conta più di ogni cosa. E saper dire di no alle volte (e questo è uno di quei casi) è una dimostrazione di grande maturità e di esperienza.

Quindi: bravi, Enrico e Nicolas.
Bravi per aver creduto in questo sogno fino all'ultimo, per aver saputo tenere sempre la schiena dritta, per aver lottato con tutte le vostre forze per raggiungere l'obiettivo. Bravi anche per averci saputo trasmettere l'emozione di questa avventura e per averci fatto comprendere ancor meglio la difficoltà del vostro mestiere.

Insomma, grazie per averci dato modo di condividere con voi questo sogno.

Non appena riceverò notizie vi racconterò quanto Enrico mi riferirà sul tentativo di scalata. E se ne avrà modo, magari sarà lui stesso a spiegarvi come sono andate le cose...

A presto!
Veronica




domenica 5 dicembre 2010

L'ATTESA CONTINUA...

Cari Amici,

come da previsione oggi tutto tace. Enrico ieri mi ha comunicato che, salvo contrattempi o variazioni di programma, il raggiungimento della vetta è previsto per domani...
Aspettiamo dunque. Secondo i piani, i nostri alpinisti in questo momento dovrebbero stare bivaccando da qualche parte sulla parete, nel bel mezzo della loro scalata. Qui ora sono da poco passate le sei di sera, il che significa che per loro sono circa le dieci.
Non c'è altro da fare che attendere notizie!

Approfitto per lasciarvi una riflessione.
L'amore per la montagna - con la pratica dell'alpinismo - è qualcosa che spesso sfugge ai più. Non è facile, per chi non condivide un tale sentimento, comprendere le ragioni che spingono gli uomini a sfidare se stessi nella lotta con le vette e con le difficoltà della natura.
Molti alpinisti, ciascuno secondo le proprie possibilità, hanno tentato di spiegare alla massa che cosa ha mosso la loro intima ricerca. Qualcuno di loro, di contro, ha preferito il silenzio o ha semplicemente definito impossibile descrivere quel che aveva dentro. Un veterano degli Ottomila come Ed Viesturs, tanto per chiarirvi quanto sia soggettiva la materia, ha sempre risposto a chi gli chiedeva perché andava in montagna che "se me lo chiedi non lo capirai mai...". E in fondo, forse aveva ragione.

Eppure c'è chi ci ha regalato riflessioni profonde riuscendo, in un certo modo, a razionalizzare ciò che è emozione pura. E' il caso ad esempio di Enrico Camanni e Giuseppe Cederna, note penne devote al tema della montagna e dell'alpinismo. Le loro parole, questa sera, sono il mio saluto a voi.

La montagna è una febbre che ti prende da giovane e ti resta dentro, anche se il mondo va cambiando intorno a te, anche se i muscoli un giorno dicono basta e la famiglia reclama i tuoi spazi, e forse altre ragioni di vita meno egoistiche e più nobili vengono a sovrapporsi nel corso del tempo. Nonostante tutto alpinisti si resta, e da alpinisti, fino all’ultimo, si continua ad osservare le montagne con sguardo obliquo, cercando vie di salita, vagliando i colori e la grana della roccia, soppesando le condizioni del ghiaccio nell’algida luce di un’alba o nel riverbero di un tramonto. L’attaccamento alle pareti non si misura con gli anni e forse nemmeno con l’azione. Si misura con la passione. Questo è il fantastico, enigmatico, umanamente folle e follemente umano fascino della montagna, dove non ha senso ciò che si vede, ma solo quello che non si vede. Quella fiammella che gli alpinisti si portano dentro cercando di non scottarsi troppo.

Veronica

sabato 4 dicembre 2010

SI PARTEEEE!!!!

SI PARTEEEEE!!!!

Ragazzi,

sono estremamente contenta di annunciarvi che non è farina del mio sacco l'espressione di gaudio che fa da titolo a questo post!

La fonte è molto più autorevole, perché sono le parole con cui Enrico stamattina ha concluso il suo consueto sms di aggiornamento!!

Quindi... che dire?? Stavolta ci siamo davvero!
Enrico mi ha comunicato infatti che lui e Nicolas si trovano in questo momento sotto la parete.
E ha aggiunto due parole magiche:

Domani attacchiamo.

Eccoci qui allora. Pronti a dare davvero il via a questa scalata tanto attesa.
Non so dirvi con precisione quale montagna Enrico e Nicolas abbiano deciso di tentare... ma so che capirete. Probabilmente queste per loro sono state ore di discussione e confronto e credo che, per quanto importante e imprescindibile, la mia e la vostra presenza non fosse prioritaria in un frangente tanto delicato. Quindi nessun problema che non ci abbiano comunicato i dettagli sull'itinerario e la loro meta. Sappiamo comunque, perché questo è ciò che ci avevano già comunicato, che il Chakung non pareva in condizioni ideali. Quindi è possibile, se non probabile, che la scelta alla fine sia caduta su una destinazione, seppur vicina, alternativa.

Se così è, non c'è in fondo nulla di strano. Questo non fa altro che darvi un'idea ancora più chiara di che cosa significhi partire in spedizione, di quali possano essere i più fisiologici contrattempi, di come debba essere gestita la strategia di attacco alla vetta e, soprattutto, di quanto sia importante l'esperienza nel confronto con la montagna.
Enrico e Nicolas, pur giovanissimi, ci hanno già dimostrato di essere ottimi professionisti. Siamo certi che sapranno farsi apprezzare, qualunque sia la loro decisione, anche in questa nuova, grande avventura.

E visto che ci siete, cercate di trasmettere un po' del vostro calore ai "nostri eroi"... Enrico dice che in tenda la temperatura è di 15 gradi sotto zero... Quindi direi che un po' di caldo è proprio quel che ci vuole!!!!

FORZA RAGAZZI, SIAMO CON VOI.
Veronica

venerdì 3 dicembre 2010

NOVITA' DALL'HIMALAYA!! - CAMPO BASE PER ENRICO E NICOLAS


Amici, attenzione: novità in diretta dall'Himalaya!!!

Alle ore 10.39 di questa mattina ho ricevuto un sms di Enrico che mi aggiornava sulla loro avventura... Ecco a voi:

Sei ore di cammino con zaini allucinanti e siamo ancora nel mezzo del nulla a 5.300 metri, dietro al Chakung. Base qui, domani facciamo una ricognizione e poi decidiamo.

Tutto bene quindi... a parte per la schiena dei nostri alpinisti (!!).

Domani dovremmo sapere se la via di scalata che Enrico e Nicolas decideranno di intraprendere è quella stabilita. Le condizioni, a quanto ci avevano fatto sapere ieri, non sono delle migliori, per cui bisognerà capire se il tentativo sarà possibile o se sarà più conveniente (e intelligente) optare per un'alternativa...
Rimanete con noi!!!

CHAKUNG - 7.036 MT

A PRESTO!
Veronica

giovedì 2 dicembre 2010

TUTTI CON VOI!!

Le parole di Enrico ci danno l'idea della passione che muove questi due giovani... la voglia di scalare è tantissima, e l'indipendenza totale da qualunque imposizione commerciale consente di scegliere la meta con estrema libertà.
Non sarà forse il Chakung? Solo ad Enrico e Nicolas la risposta...
Sappiamo che loro, nel caso di scelta alternativa, sapranno comunque regalarci grandi emozioni. Quindi, non perdete i prossimi aggiornamenti!!!

Intanto, un'informazione di servizio...
Stiamo cercando di far sentire tutto il nostro appoggio ai nostri due alpinisti, e per fare questo abbiamo creato anche una pagina Facebook della spedizione...
L'indirizzo è


e il nome è

Spedizione al Chakung con Enrico e Nicolas.

Iscrivetevi, fate girare la voce, state con noi!! Vi daremo l'occasione di seguire da vicino l'evolversi della spedizione, di capire che cosa significhi davvero oggi tentare di fare alpinismo puro ed esplorazione e vi racconteremo i vari momenti di questa bella avventura!
Veronica

si parteee.....


come ha gia' accennato Veronica siamo pronti a partire...per dove? sara' una sorpresa perche' gli obbiettivi che ci eravamo preposti potrebbero non essere in buone condizioni.
Domattina, ore 6:30 i portatori ci accompagneranno per un tratto della strada che porta nel cuore dell'anfiteatro del Cho Oyu versante sud. Avremo 7 gg di autonomia di cibo e tanta voglia di scalare. Le vette non mancano, abbiamo gia' addocchiato possibili alternative, in ogni caso qualcosa di grosso che ci portera' nuove esperienze. Noi siamo carichi e motivati!

cercheremo di rimanere in contatto via satellite con degli sms per dirvi come sta andando...

abbiamo ancora 10 gg circa di tempo, ma ogni giorno che passa fa piu freddo percio abbiamo deciso di partire quanto prima per tornare al caldo quanto prima...Zero gradi in stanza nel lodge la dicono lunga...

ci sentiamo presto...

Enrico e Nick

mercoledì 1 dicembre 2010

IL MOMENTO SI AVVICINA!!!

Cari Amici,
eccomi di nuovo qui dopo l'"incursione" a distanza di Enrico (!!!)

E arrivo non solo per darvi notizie aggiornatissime in diretta dalle latitudini nepalesi, ma anche per annunciarvi che finalmente... ci siamo!!!

Sentite qui che cosa ci racconta Enrico...

oggi siamo andati al 5° lago di gokyo a vedere la parete del Chakung da davanti.
Le condizioni della salita non sembrano eccezionali per entrambe le linee prefissate: una ha troppa neve in alto con placche a vento che si staccano,
l'altra un po secca e' a rischio di caduta sassi in queste condizioni.
Stiamo valutando un'altra opportunita' nelle vicinanze,
ma la nostra scelta la faremo solo dal campo base.

La spedizione si fa quindi sempre più avvincente...
Le condizioni della montagna potrebbero imporre un cambiamento di rotta in corso d'opera, ma nulla è ancora detto. Saranno Enrico e Nicolas, e la loro esperienza, a decidere una volta sul campo.

Quel che conta, intanto, è che

...stiamo bene entrambi,
anche se Nik è fisicamente piu in forma di me quest'anno e mi tira sempre il collo eh eh ! inoltre io ho un mal di schiena che dura da giorni, ma non sara' questo a fermarmi.....
spero!!!

Puoi dirlo Enrico!!! Lo speriamo tutti... anche perché il tuo annuncio finale ci riempie di adrenalina!!!

...domani ancora riposo qui poi pensiamo di attaccare....
il vento sembra calato, speriamo resti cosi!

Forza ragazzi... il momento si avvicina!!!
Noi siamo tutti con voi!!

Veronica


domenica 28 novembre 2010

di ritorno a Gokyo...e ora?

eccoci di ritorno a Gokyo dopo aver portato a termine la salita di acclimatamento al Nireka Peak 6200. Avendo un po' di tempo a disposizione ho pensato che sarebbe stato bello scrivere direttamente.

abbiamo passato 4 giorni al campo base con Nicolas e Marine a 5350m, un po per acclimatarci e un po per preparare Marine alla salita con esercizi di cramponage e risalita di corde fisse.

Purtroppo Marine, ieri mattina (giorno della salita), non era in gran forma percio' dopo averla riaccompagnata alla tenda, io e Nic abbiamo salito la cresta del Nireka 6200m in sole 3h30 per 900m di dislivello con pendenze fino a 70 gradi.

Noi stiamo bene ma il tempo non e' con noi...ieri abbiamo' approfittato di una pausa del vento per portare a termine la salita in parte sotto la neve. Ma da stanotte la furia del vento ha ripreso e si fatica a stare in piedi anche sul sentiero.

I nostri programmi??? ora ci prendiamo due giorni di riposo qui a Gokyo e intanto stiudiamo il dafarsi. Il vento sembra arrivare dal Tibet e dalla cresta di confine dove si trova il nostro obbiettivo principale, il chackung. Nei prossimi giorni vedremo se spostarci piu lontano dal confine perseguendo un obbiettivo diverso ma altrettanto impegnativo, o se il vento si placa di attaccare la parete del Chackung.

vi terremo aggiornati, intanto qualche foto della salita al Nireka.

a presto,

Enrico e Nicolas


il Nireka 6200m, a sinistra dei seracchi la cresta di salita

Nicolas tra i seracchi della cresta


in vetta al Nireka

mercoledì 24 novembre 2010

GOKYO!!!


Ecco finalmente il messaggio che attendevamo!!
Enrico e Nicolas sono a Gokyo e hanno di fatto concluso il trekking di avvicinamento...

Nella consueta mail di aggiornamento, Enrico mi ha raccontato che tutta la salita al Renjo Pass - 5340mt - si è svolta sotto la tempesta e la neve, ma superato il colle il cielo per fortuna si è aperto.


Lascio che parlino le sue parole... ;-):

il tempo non e' il massimo, non ci sono perturbazioni grosse ma c'è tantissimo vento in quota e nuvole stronzette tra 6.000 e 7.000mt (sic ;-))))
oggi abbiamo visto la montagna e le condizioni sembrano ottime. Unica incognita: il vento.

Oggi Enrico e Nicolas sono "a riposo", mentre per domani è prevista la partenza per la salita di acclimatamento, perciò

per 5 gg niente news se non via sms.

Ultimo dettaglio, non di poco conto...

per ora siamo tutti in gran forma, solo 3,30 h per 1000m di dislivello tra 4300 e 5300.

GRANDI!!!!

martedì 23 novembre 2010

QUASI A GOKYO!!! ...MA IL TEMPO E' BRUTTO...



Martedì 23 novembre, ore 3:06 ora italiana.
SMS di Enrico:

"Traversiamo oggi il Rengio Pass e arriviamo a Gokyo. Il tempo è brutto. A più tardi".

Il trekking dunque prosegue secondo la tabella di marcia... peccato per il tempo, ma tocca accontentarsi!! ;-))

Dove sono dunque Enrico e Nicolas?


Nella mappa che vedete qui sopra, e che raffigura l'area nella quale si svolge il noto e battutissimo trekking del Khumbu, vedete dove si trovano sia Namche, la cittadina sherpa in cui li avevamo lasciati qualche giorno fa, sia Gokyo, punto di arrivo di oggi.
Siamo dunque a buon punto. Sostanzialmente, Gokyo - a quasi 4.800 mt - sarà per Enrico e Nicolas sarà la "versione civilizzata" (!!) del campo base che installeranno ai piedi del Chakung. Questa piccola cittadina sarà infatti il loro punto tappa sia per questi giorni di acclimatamento sia per i giorni successivi al tentativo.
Appena arrivano altre notizie, sarete i primi a saperle!

Veronica

venerdì 19 novembre 2010

PRIME NOTIZIE DAL NEPAL!!!



Erano da poco passate le 9 di questa mattina (le 13 ora nepali) quando ho ricevuto la prima mail che mi dà notizie di Enrico e Nicolas dal Nepal...
Buone notizie direi, perché tutto sta procedendo come da programma. Ecco quel che scrive Enrico:

Dopo un volo da panico per arrivare a lukla nel brutto tempo
eccoci finalmente a Namche Bazar - 3400m - al secondo giorno di trek.

Abbiamo avuto fortuna ieri perché erano 4 giorni che gli aerei non volavano a causa del tempo brutto.
Stanotte ha piovuto ma in alto sembra che le condizioni siano ottime,
coloro che scendono dalle cime ci portano buone notizie.

Domani partiamo per il villaggio di Thame - 3800m - dove rimarremo per due giorni.

Ci risentiamo quando siamo a Gokyo.

Con la mail sono arrivate graditissime anche le prime foto, che raccontano scenari ben noti a chi segue le cronache alpinistiche himalayane... L'inconfondibile scenario del villaggio di Namche Bazar, patria dell'etnia sherpa e crocevia importantissimo per le spedizioni dirette ai Giganti del Khumbu nepalese.




Per Enrico e Nicolas, dunque, questi primi giorni stanno procedendo bene. Il tono è positivo e le prime sensazioni sembrano annunciare buone condizioni delle montagne. Serviranno sopralluoghi diretti per verificare l'attendibilità di queste notizie, ma per ora anche questo serve a tenere alto il morale della nostra truppa.

Continua ora il trekking di avvicinamento. E noi resteremo in contatto diretto con i nostri due alpinisti. A voi non rimane che il compito di attendere ulteriori news!!

Veronica

mercoledì 17 novembre 2010

PARTITI!!!

E' ora!
Alle 15 di ieri, martedì 16 novembre, Enrico e Nicolas si sono imbarcati sul volo per Doha, da dove proseguiranno per Kathmandu. Ci siamo, dunque. Tra pochi giorni saranno pronti a partire con il trekking e l'avventura avrà inizio.
Tutti noi seguiremo il loro percorso passo passo grazie ai messaggi, alle mail, ai materiali fotografici che saranno in grado di inviarci. A tutti voi che deciderete di vivere con noi questa esperienza, grazie. Siete già in tanti, e le statistiche ci dicono sempre di più (oltre 4mila contatti in un mese!).
Restate con noi, dunque. Il viaggio è iniziato!

giovedì 11 novembre 2010

CHAKUNG 7.036MT: SI PARTE!!!


Con la conferenza stampa che questa mattina nel Municipio di Aosta ha annunciato tutti i dettagli tecnici della spedizione, è finita la lunga preparazione ed è arrivato il grande momento...
Finalmente è ora di affrontare i 7.036 metri del Chakung!!!

Martedì, Enrico e Nicolas si imbarcheranno sul volo che li porterà, via Doha, in Nepal e daranno così il via alla loro nuova avventura. Io, Veronica, la loro addetta stampa, cercherò di tenervi costantemente aggiornati sull'andamento della spedizione, raccontandovi tutte le novità che i nostri due atleti mi comunicheranno. Mi auguro che sarete in tanti a sostenere con me, leggendo questo blog, Enrico e Nicolas: la loro scelta di affrontare un'impresa tanto ambiziosa con lo spirito dei veri esploratori, senza vincoli di sponsor e con l'etica del più rigoroso stile alpino merita grande appoggio, perché si tratta di qualcosa di davvero raro e ammirevole.

Ringrazio Enrico e Nicolas per la possibilità che mi offrono di seguire da vicino una spedizione di estremo interesse alpinistico e ringrazio anche, a nome loro, i due sponsor tecnici che con il loro appoggio hanno reso possibile tutto questo: Scarpa e Black Diamond.

Aggiungo qui di seguito, lasciandolo testuale, il comunicato stampa che illustra tutti i dettagli della spedizione.
Lascio a tutti voi il compito, se vorrete - e se anche voi credete come me nel valore di questo tipo di alpinismo -, di diffondere l'indirizzo di questo blog e di far conoscere il più possibile il nome di questi due giovani che hanno scelto di fare della loro passione uno stile e un'etica di vita.

Grazie e a presto!!
Veronica

(Nella foto in alto, da sinistra: Enrico Bonino, Veronica Balocco - ufficio stampa -, Patrizia Carradore - assessore allo Sport Comune di Aosta -, Nicolas Meli)
_______

Al via la spedizione delle guide alpine valdostane Bonino e Meli

Obiettivo: tre prime assolute sul Chakung, nel Khumbu nepalese


Il ritorno in Himalaya è previsto per il 16 novembre con il patrocinio del Comune di Aosta

La spesa è totalmente finanziata dai due alpinisti, che partono con una cliente francese


AOSTA, 11 nov 2010 - Apertura della via di ascensione, prima salita italiana e in stile alpino, prima traversata. Il tutto su uno stesso Settemila himalayano. Sono i tre ambiziosi obiettivi che le guide alpine valdostane Enrico Bonino, 29 anni, di Villeneuve, e Nicolas Meli, 31 anni, di Sarre, si pongono con la nuova spedizione che li vede protagonisti. Dopo la fortunata esperienza dello scorso anno, quando la coppia ha concluso con successo l’apertura di tre nuove vie nell’Himalaya nepalese, Bonino e Meli torneranno infatti in Nepal il 16 novembre per una nuova avventura. Meta: il Chakung, 7.036 mt, vetta del Khumbu nepalese che giace tra due giganti ben noti alle cronache alpinistiche: Cho Oyu e Pumori.


Le analisi a distanza della montagna hanno convinto i due alpinisti, che fino all’ultimo hanno tenuto in considerazione anche soluzioni alternative di livello tecnico inferiore, della fattibilità dell’ambizioso progetto di aprire una nuova via di salita lungo l’inviolata parete Ovest, lunga 1.900 metri. Se le condizioni e la forma fisica lo renderanno possibile, Bonino e Meli tenteranno dunque di scalare la parete e poi, una volta raggiunta la vetta, di scendere per la cosiddetta Via di Giapponesi lungo la cresta Sud Ovest. “Come l’anno scorso - afferma Bonino - la nostra etica ci impone una logistica ultraleggera che ci permetterà di realizzare la prima salita italiana e in stile alpino della montagna per una via nuova e la prima traversata”. I due terranno quindi fede al famoso - ma diffuso solo nella ristretta cerchia dei “puristi” - stile leggero, di totale autonomia, senza l’utilizzo di corde fisse. Nel totale rispetto di questa filosofia, porteranno con sé tutto il materiale necessario alla salita senza dover scendere e salire più volte.


Non tutto però è già deciso. “La linea che seguiremo - aggiunge Meli - sarà decisa in loco in base alle condizioni della montagna. In ogni caso, abbiamo già la certezza che questa parete saprà darci filo da torcere. Il tipo di via, data l’imponenza della parete, è infatti più himalayano rispetto a quelle aperte lo scorso anno nella stessa regione. In ogni casocercheremo di salire per un itinerario tecnico”. Oltre alla linea, in loco andrà poi deciso anche il momento dell’attacco alla vetta, sulla base delle condizioni del terreno, del tempo e dello stato psico-fisico dei due alpinisti. In ogni caso, le previsioni stimano un periodo totale di circa 35 giorni per acclimatamento e salita.


Ma come trascorreranno il tempo necessario a preparare il tentativo i due alpinisti? A rendere particolare questa spedizione è anche questo aspetto, perché non sarà la solita estenuante attesa che in genere caratterizza le grandi imprese himalayane. Non godendo del supporto finanziario di alcuno sponsor (ma solo del gentile contributo di un amico), Bonino e Meli hanno infatti deciso di portare con sé una cliente francese durante la salita di acclimatamento al Nireka, 6.200mt. “Una volta di ritorno a Gokyo - racconta Bonino - Pasang Sherpa riaccompagnerà la ragazza a Kathmandu, mentre Nicolas ed io partiremo senza portatori alla volta del Chakung. Avremo sulle spalle cinque giorni di cibo e attrezzatura per bivacco in parete, e ci resteranno solo 15 giorni circa per un tentativo. Prevediamo di rientrare il 19 dicembre... ma di certo non a mani vuote”.


IL CHAKUNG

Il Chakung fa parte dell'Himalaya del Khumbu nepalese e si trova a poche ore dal villaggio di Gokyo, tra due giganti: Pumori e Cho Oyu. La sua vetta misura 7036m e si erge a sud del colle Nup La, sul lato est del Negojumba Glacier, che forma il confine tra Nepal e Tibet. Nonostante la vicinanza di colossi superiori agli 8000, il bacino semicircolare formato dal versante Est del Cho Oyu, dalla parete sud del Gyachung Kang e dallo stesso Chakung, rimane un angolo dell’Himalaya poco esplorato e poco visitato dal turismo moderno.

E’ stato salito per la prima volta il 19 Aprile 2003 da una cordata giapponese salendo per la cresta SW (Takashi Shiro, Kanji Shimitzu, Tadashi Morita, Katsuo Fukuhara). Alcuni dei membri della spedizione fecero un primo tentativo nel 2001 che però diede scarsi risultati a causa delle cattive condizioni di innevamento. Lo stesso aprile 2003, solo cinque giorni dopo, una cordata di Koreani (Jeon-Am, Kim Seung-Koo, Kim Seung-Ho, Jeon-Chan II, Yoo Cheoi- Mok) raggiungeva la cima del Chackung salendo una breve variante all’inizio dell’itinerario, attaccando la cresta direttamente e non per il fianco W, ma in merito si hanno pochi dettagli. La prima salita fu effettuata in stile Himalayano tramite l’utilizzo di corde fisse, un campo base avanzato e due campi in quota.


I PROTAGONISTI

Enrico Bonino – 29 anni, Guida Alpina della Valle d’Aosta, residente a Villeneuve. Negli ultimi 13 anni la sua intensa attività spazia tra Alpi occidentali e orientali, con una predilezione per l’alta montagna e la ricerca degli ambienti più isolati anche all’estero: tra Madagascar e Stati Uniti, tra Thailandia, Nepal e India. Nel 2005 e 2006 partecipa alla formazione di giovani Afgani (in Afghanistan, nelle regioni del Panshir e Wakhan) alla professione di portatori d’alta quota e guide di trekking, sotto il patrocinio dell’associazione ambientalista Mountain Wilderness. Nel 2009 vive tra le montagne del Nepal per 3 mesi, condividendo salite con clienti e soci abituali, con i quali ricerca angoli selvaggi, nascosti tra le montagne del turismo.

Nicolas Meli – 31 anni, Guida Alpina della Valle d’Aosta, residente a Sarre. Tra la roccia e il ghiaccio, in montagna sale vie importanti nel massiccio del Monte Bianco e del Monte Rosa. Con i clienti ama scoprire itinerari meno conosciuti e percorsi, ricercando il piacere

dell’avventura. Ha già avuto modo di esplorare la regione dell’Himalaya con Enrico Bonino, con il quale ha condiviso l’apertura di tre vie su pareti difficili e inesplorate. Ha definito la nuova spedizione come “il primo passo verso i giganti dell’Himalaya”.


GLI SPONSOR

Parte finanziaria La parte economica della spedizione “Chakung 2010” è stata interamente finanziata dai partecipanti e da un contributo privato donato generosamente da un caro amico e compagno di avventure sui ghiacci delle Alpi.

Parte tecnica La spedizione si avvale del supporto tecnico di due case leader nella produzione di materiale alpinistico, che hanno gentilmente offerto il loro materiale. Scarpa, azienda leader nella produzione di calzature per l’alpinismo, con la quale Bonino collabora per lo sviluppo di nuovi prodotti, ha fornito agli alpinisti gli scarponi Phantom 6000, modello di punta che, avvalendosi di materiali di ultima generazione in grado di garantire leggerezza, calore e tecnicità su ogni terreno, resta al momento ineguagliato sul mercato. Pur essendo uno scarpone con scarpetta termica interna, ha un peso di appena 1000g ed è estremamente tecnico e preciso per arrampicare su terreno difficile anche ad alta quota.

La collaborazione con Scarpa prosegue sulla scia dell’esperienza dello scorso anno, quando Bonino e Meli hanno utilizzato proprio il prototipo di questo scarpone per aprire tre vie moderne nella regione del Khumbu. Black Diamond, altro leader mondiale nell’attrezzatura da alpinismo, ha garantito quest’anno un supporto importante fornendo gli attrezzi per la scalata.

In particolare, la dotazione comprende le piccozze Cobra, in carbonio, vero “gioiello” tra le piccozze moderne da terreno tecnico in alta montagna, e i ramponi Cyborg in acciaio inox, ultimi nati di casa Black Diamond, perfetti per una salita in stile alpino su terreno variabile.


LA SPEDIZIONE 2009

Partiti alla fine del 2009 con l’intento di salire il Chakung per la cresta SW, Enrico Bonino e Micolas Meli sono stati “respinti” dagli inconvenienti logistici che spesso possono presentarsi in questi paesi. Questo è il racconto che Enrico Bonino ha lasciato di quanto accaduto:

“Vista l’impossibilità di tentare l’itinerario stabilito, non siamo stati con le mani in mano godendoci la vacanza, ma ci siamo subito guardati in torno alla ricerca di nuovi obiettivi. Dopo alcuni giorni bloccati dal maltempo al villaggio di Lungden, non potevamo che notare i disegni evidenziati dalla neve sulla roccia sognando di poter seguire quelle linee con le piccozze e i ramponi. Appena tornato il Sole, il sogno diventa realtà e saliamo “Ramri Keti” (1100m, WI5+/M7/5a), che in nepalese significa bella ragazza, e come tale è corteggiata, proprio come la via che da lì a poco avremmo salito sulla parete del Hama Yomjuma 5970m.

A quel punto, il nostro amico Francesco Cantù deve tornare in Italia. Nicolas e io riprendiamo un progetto cominciato l’anno prima con un collega, poco lontano dal Renjo Pass, famoso colle panoramico che dà accesso ai laghi di Gokyo. Con una toccata e fuga in giornata saliamo “M’han dato 5 al modulo di misto” sulla punta inviolata che chiameremo Peak Khhancha (600m, ED-, WI6, M7, A2, X, IV) 5800m, come il nostro super portatore che ci ha aiutati durante tutto il viaggio, a trasportare il materiale per le vie fino ai campi base.

Non contenti delle due belle realizzazioni saliamo quello che sarà il fiore all’occhiello della spedizione: “The Phantom of the Opera” (800m, ED+, WI4+, M6+, 6b/A1, A2, V) sulla parete NE del Kajo Ri 6189m, dedicata alla nuova linea di calzature SCARPA”.