mercoledì 21 luglio 2010
Omaggio a Cassin - Sperone Walker
domenica 23 maggio 2010
Maladiere - L'arche perdu
La Maladiere è un sito d'arrampicata di roccia calcarea che si trova nella valle dell'Arve, poco lontano da Chamonix.
La parete, verdonesca, è alta tra i 200 e i 250m e le vie hanno spesso uno sviluppo di oltre 300m.
Non lasciamoci ingannare però da quest'ultimo...gli itinerari cercano i punti salibili della parete zigzagando tra gli strapiombi, ma di parete appoggiata neanche l'ombra!
In generale le vie sono severe, ripide ed atletiche. L'attrezzatura varia molto da via a via. Per accedere alla base ci si cala dall'alto con 5 doppie attrezzate su spit e catene (indicazione "Les Tropiques" lungo il sentiero). Se non si riesce ad uscire si puo costeggiare la parete risalendo ed aggirandola per tornare alle macchine.
Abbiamo notato oggi che alcune vie sono state in parte riattrezzate, ma non abbiamo capito con che logica.
L'itinerario che abbiamo seguito, L'Arche Perdu, ha una roccia in generale ottima ed estremamente aderente quanto varia: dalle gocce alle placche, dalle fessure agli strapiombi ai diedri.
Una grande pecca purtroppo è la chiodatura, estremamente distanziata e pericolosa nelle prime 5 lunghezze, e con un obbligatorio severo nella 6 e 7 lunghezza. il primo spit dopo la sosta è sempre lontano.
Come dice la guida, dopo R5 la ritirata è moolto delicata che richiede disarrampicata su difficoltà sostenute e laboriose manovre di corda..insomma meglio uscire...ma bisogna avere un certo margine sul grado dei tiri. Il 6c della 6a lunghezza ha una partenza difficile e poi diventa super atletico per continuare in un traverso di 25 m delicato.
La 7a lunghezza ha un bell'obbligatorio in traverso ed è atletica nella seconda metà.
R6 e R7 non sono collegate da cordoni e maillon in quanto non è prevista la discesa.
Su L4, dopo il terzo spit andare a destra verso del calcare grigio...spesso gli spit non si vedono. La sosta è appena sopra la pancia.
Che dire...la via è molto bella...un gran peccato che la chiodatura non permetta una scalata "tranquilla".
di seguito il topo della via che troverete sulla guida "Le calcaire en folie" de Michel Piola

Enrico sul primo tiro di 6c

Nic sul traverso di 6b
mercoledì 28 aprile 2010
Droites - via Ginat
ieri con Nic abbiamo salito la via Ginat sulla parete N delle Droites.
L'alternarsi di nevicate e Sole delle ultime settimane hanno contribuito a migliorare le condizioni del pendio e ad addolcire il ghiaccio della goulotte superiore.
Per dare un giudizio obbiettivo la via è in buone condizioni per coloro che hanno dimestichezza nel misto e non si fanno troppi problemi se il ghiaccio non è spesso da permettere una chiodatura sistematica.
Cosa vuol dire? Il pendio iniziale è in gran parte in neveche porta e permette dei buoni gradini e in piccola parte neve dura. La terminale, ad oggi, si passa bene in diversi punti. La goulotte superiore è di ghiaccio/neve tenero ma talvolta sottile. Vi sono 2 tiri che presentano delle sezioni di misto non facili ma ben proteggibili, ed un tiro dove la partenza è molto delicata per 6 m e poi diventa ghiaccio buono (mala sosta alla partenza è aprova di bomba su roccia).
Il materiale necessario per una ripetizione è:
2/3 viti corte e 4 viti normali per i tiri, in più buona parte delle soste vengono fatte su ghiaccio.
Una serie di friends fino al 2 camalot, qualche cordino lungo, una selezione di nuts medio piccoli. £/4 chiodi da roccia nello zaino sono d'obbligo su una parete simile...non si sa mai!
La discesa viene effettuata in corda doppia dalla breche fino alla terminale. Le prime doppie sono corte per evitare di incastrare la corda e quasi tutte sulla sx orografica. Verso la fine le ultime 2/3 doppie sono dal lato opposto.
Noi non abbiamo utilizzato ne racchette ne sci. La traccia delle cordate precedenti ci è stata di grande aiuto.
In questo momento, viste le temperature, non consiglierei di scenmdere il canale prima del rigelo.
Ecco qualche foto...
lunedì 26 aprile 2010
riflessioni:
errori nella nostra carriera di amatori o professionisti ne abbiamo fatti tutti, nessuno esente. D'altronde è attraverso gli errori che spesso si impara.
Io per primo, anni fa, quando ero ragazzino e già istruttore di una scuola d'alpinismo e con un curriculum alpinistico di tutto rispetto, mi credevo capace di ogni cosa ed affrontavo vie e pareti forse senza rendermi conto di dov'ero e di cio che mi circondava. Mi ricordo un'estenuante salita al Col Armand Charlet di sx in pieno luglio, dopo cospicue nevicate. Impiegammo un tempo infinito per completare la salita in condizioni pessime con cornici che ci incombevano sulla testa ed il sole cocente. Mi ricordo bene tutte le cascate difficili che ho salito da primo di cordata il secondo anno che praticavo questa disciplina e con le dragonnes. Quando le ho tolte mi sono reso ben conto che tutto cio che avevo salito prima era senza margine di sicurezza, sempre al limite. Mi ricordo anche che vedevo gruppi di giovani alpnisti crescere intorno a me e salire le pareti e le vie dei miei sogni. Avevano tutti circa la mia età ed io mi sentivo capace quanto loro di affrontarle ma non avevo mai il socio abbastanza motivato o capace per salirle. E allora me la prendevo mosso dall'invidia.
Ciò che è cambiato principalmente dopo anni di alpinismo è il modo di approcciare la montagna. Ora che sono professionista e decisamente più capace ed esperto di allora, vivo la montagna con molto piu rispetto e timore, forse proprio perchè è grazie all'esperienza passata che mi rendo piu conto di ciò che mi succede intorno.
Di sicuro non diventerò mai un alpinista famoso perché non mi interessa salire una montagna ad ogni costo in qualsiasi condizioni o di legarmi con chiunque pur di dire "ho fatto anche quella".
Tante salite le realizzerò e tante altre rimarranno de sogni, forse è bello anche quello.
Ora come ora vivo l'alpinismo con tanta più serenità rinunciando ogni volta che lo ritengo opportuno.
Nonostante ciò penso di non avere rimpianti e anzi, di essermi tolto tante soddisfazioni nel momento in cui l'esperienza è maturata nel modo giusto.
Bisogna salire le montagne per passione e per piacere, non abbiamo nulla da dimostrare.
giovedì 22 aprile 2010
Osservazioni e dibattito
Cari amici,
questa volta vorrei aprire un dibattito con voi su alcune considerazioni che mi sento in dovere di fare, sulla direzione che l’alpinismo sta imboccando ogni girono di più.
Vi invito per tanto a scrivermi i vostri pensieri in merito o come commento al post o tramite e-mail.
Chi mi conosce sa che pratico questa bella attività in veste di amatore e di professionista con grande passione e dedizione, e sempre con particolare riguardo verso il trasmettere qualcosa di importante alle persone con le quali condivido in prima persona, o per altra via, le mie esperienze.
Il mio lavoro mi porta ad essere in montagna tutto l’anno e ad osservare come l’andare in montagna viene vissuto dalla gente nelle più diverse forme: dal turista al professionista, dall’atleta all’alpinista per passione, da quello che va in montagna per distrarsi, a quello che vuole provare qualcosa di nuovo ed adrenalinico, da quello che vede la montagna come una sfida con se stesso a quello che sale le montagne per poterlo raccontare agli altri, a colui che andando in montagna si porta a casa “la pagnotta”.
Sono modi molto diversi di vivere la pratica dell’alpinismo, quasi antitetici l’uno rispetto all’altro accomunati però da un unico “elemento” chiamato montagna.
Questo elemento, o meglio ambiente, ha delle regole e degli equilibri che vanno capiti e rispettati per poter così praticare l’alpinismo riducendo al minimo i rischi, e vivendolo come attività ludica, formativa, di benessere fisico e mentale.
L’alpinismo è una pratica vecchia di quasi 300 anni durante i quali ha preso diverse direzioni alimentate sia da spinte politiche che sociali che personali.
Nel 1786 il Monte Bianco è stato salito per la prima volta per scopi scientifici; nel 1865 viene salito il Cervino da E. Whymper dove la sfida era fine a sé stessa con una montagna di grande attrazione estetica e la competizione tra nazioni; Dopo il primo conflitto mondiale vi fu un notevole aumento dell'attività da parte di alpinisti austriaci e tedeschi che cercavano una sorta di rivincita ed un'affermazione nazionalistica; negli anni 30 vi fu l’alpinismo eroico di Comici; fino alla metà degli anni sessanta l'alpinismo fu ancora caratterizzato dalla progressione del grado di difficoltà, soprattutto in termini ambientali (isolamento, complessità) piuttosto che di pura difficoltà di arrampicata. In particolar modo emergono le salite invernali, le solitarie e la conquista degli ottomila. Poi il nuovo mattino, il settimo grado, gli anni novanta….quanti movimenti diversi hanno caratterizzato la storia dell’alpinismo, ma tutti i protagonisti sembravano avere qualcosa che li accomunava: la passione, il rispetto e il timore verso la montagna.
E poi c’è oggi. Com’è l’alpinismo oggi? Come abbiamo detto spesso l’alpinismo ha seguito le correnti politiche e sociali del momento. Oggi lo definirei quindi un alpinismo “mediatico”, e forse quello della peggior specie. E non è altro che lo specchio della società attuale…quella dell’apparire.
Un tempo alpinisti come Messner si lanciavano in incredibili avventure al limite delle possibilità umane alla scoperta di un mondo nuovo, quello degli 8000m, spinto dai valori più puri.
Oggi, si collezionano giganti per raggiungere un primato, per gli sponsors, senza etica ne ritegno.
Non importa come, basta arrivare per primi.
Quando il week end andiamo in falesia si sente parlare solo di gradi, di quanto una via sia dura, di quanto uno si è acciaiato. Raramente si sentono frasi come: “su quel tiro mi sono proprio divertito”.
“Ho fatto questa via, ho fatto quella via, che secondo me è molto più dura di quel che dice la guida”, oppure “è sovragradata, io ci ho camminato sopra” sono invece le frasi ricorrenti.
Quando apriamo i siti di arrampicata o sfogliamo riviste dedicate, sono il più delle volte l’elogio al “marziano”, al record di velocità, a quello di difficoltà, pieni di numeri ma vuoti di contenuto.
L’alpinismo oggi è diventato sport, business, media, apparenza, record, collezionismo. Cosa c’entra tutto questo con i valori dell’alpinismo? La passione, il rispetto, le regole, la sintonia con ciò che ci circonda, dove stanno?
L’alpinismo degli ultimi 15 anni ha anche visto un’evoluzione tecnologica non indifferente, che insieme alla mediatizzazione web e cartacea hanno coinvolto la massa in quest’attività rendendola incredibilmente più accessibile. Fin qui, nulla di male. Il problema è che non stiamo parlando di un gioco, ma ci troviamo a confrontarci con un ambiente potenzialmente molto pericoloso…se non si rispettano le regole, gli schemi. Lasciamo un attimo da parte il gruppo di persone elitario che stabilisce i record, fa gli exploit, e fa dell’alpinismo un business, e parliamo ora della massa, quella che dovrebbe praticare l’alpinismo amatoriale di ogni livello rispettando le regole e gli schemi che alla fine ci fanno tornare a casa la sera. Parliamo di quelle persone che dall’alpinismo dovrebbero semplicemente trarre beneficio psicofisico senza nessuna pressione esterna e senza nessuna pretesa.
Oggi, grazie ai nuovi materiali, si salgono vie e pareti che 15 anni fa, per la loro difficoltà o condizione, non venivano neanche considerate. Ci sono sempre più giovani e non, che con pochissima esperienza salgono vie e pareti difficili, che richiederebbero un lungo percorso di apprendimento e di esperienza per poterle affrontare in relativa sicurezza. Oggi è ”tutto facile, tutto si può salire”: ci sono i ramponi leggeri, le piccozze performanti, le viti da ghiaccio che entrano da sole, il cellulare che ci permette di chiamare i soccorsi da qualunque angolo sperduto del pianeta.
E poi c’è internet che ci dice quando una salita è in buone condizioni, quale materiale serve, come si sale, come si scende. Se ci sono le tracce è buona, se l’hanno salita 10 cordate è buona e allora ci vado anch’io. Intanto il nostro cervello ha smesso di funzionare e non prende più iniziative.
Vorrei portare un esempio fresco fresco di questi giorni per farvi capire meglio il mio punto: nelle ultime 3 settimane le grandi pareti del bacino dell’Argentiere, nel massiccio del Monte Bianco, sono state molto frequentate. Salite come la via degli Svizzeri alle Courtes o il couloir Couturier all’Aigulle Verte o ancora la via Ginat sulla parete nord delle Droites, sono state percorse da numerose cordate. Sui siti specializzati la gran parte di queste anno parlato di ottime condizioni.
Certo, perché dalla terza cordata in su, sul Couturier ci sono gli scalini e la salita si trasforma in un gesto fisico e null’altro…apparentemente!!!!
Però non consideriamo che i giorni precedenti ha nevicato con vento, che la neve si è accumulata e ha formato delle pericolose placche che potrebbero staccarsi trascinandoci a valle, che il vento che fa colare la neve sul pendio potrebbe far cadere dei pezzi più grossi dei semplici fiocchi di neve, che oltre alla salita bisogna prendere in considerazione anche la discesa, e che se non si rispettano determinati orari possiamo trovarci in situazioni molto pericolose. La sera quando scriviamo sul sito della Maison della Montagne o su Gulliver che la salita era perfetta non pensiamo ai pericoli che abbiamo corso, fermiamo il nostro pensiero alla semplice traccia e non consideriamo tutto ciò che vi era attorno.
Questa mattina, con un collega guida alpina, abbiamo fatto dietro front dopo i primi 100m del couloir suddetto. Si sprofondava fino al ginocchio in determinati punti e si stava a galla in altri; lo strato di neve si presentava molto disomogeneo e spesso vuoto al di sotto del primo strato non permettendo neanche il piazzamento di una sosta su piccozze; le colate di neve lungo il pendio erano continue, a cascate. Per certo non sono caratteristiche di una salita su neve in buone condizioni. Mentre scendiamo una cordata di francesi ci raggiunge e decide di proseguire. Arrivati agli zaini spieghiamo il problema ad una cordata di italiani che mi chiedono: “ ma gli altri hanno proseguito?” ed alla mia risposta affermativa, mi sento rispondere senza pensarci due volte “va beh allora andiamo anche noi”. Tempo due minuti uno dei due e finito nella crepaccia terminale.
Io ed il mio socio ci dirigiamo verso una goulotte decisamente più corta e tecnica nelle vicinanze per approfittare della bella giornata. Verso le 10 am decidiamo nuovamente di scendere prima di aver terminato la salita a causa del fortissimo calore che stava rendendo pericolosa la via. Verso le 11 am circa, una cordata, con tutto comodo, si dirigeva verso il couloir Couturier e lo attaccava poco dopo. Il girono prima, la vetta della Verte era stata raggiunta verso le 16 da diverse persone…che avrebbero intrapreso da lì a poco la lunga e pericolosa discesa del canale Whymper (che si trova sul versante Sud della montagna). Sulla Ginat alle Droites vi sono cordate che hanno impiegato 2 giorni e mezzo per uscire dalla parete, un tempo folle al girono d’oggi che è segno di inesperienza sia nel salire che nel valutare le capacità della cordata stessa, sia nel non valutare un’eventuale ritirata o non saperla fronteggiare.
La via degli Svizzeri alle Courtes è stata percorsa diverse volte, ma non è assolutamente in buone condizioni, è in condizioni salibili. Una volta raggiunta la vetta qualsiasi salita diventa buona e facile!!!
Il messaggio che vorrei che passasse è che oggi si ha la tendenza a non prestare attenzione a tutto ciò che comporta una salita, ma a soffermarci solo sul nome ed il numero che sono scritti sul libro guida ed alle spesso tendenziose informazioni che si leggono sui siti specializzati. Tutto ciò senza concederci una personale valutazione delle condizioni, senza porci domande e senza mettere in discussione noi stessi prima di tutto.. Purtroppo o per fortuna di incidenti ce ne sono veramente pochi rispetto alle ingenuità commesse ogni giorno dagli alpinisti. Dovremmo forse ritrovare un po’ di umiltà e un po’ di passione. Dovremmo ricominciare ad andare in montagna per noi stessi e non perché così la sera possiamo dire al mondo, quanto siamo bravi.
Buone salite a tutti!!!
lunedì 19 aprile 2010
Modica Nourry -Mont Blanc du Tacul
ieri con Anne abbiamo salito la goulotte Modica-Nourry partendo dai Cosmiques.
le condizioni sono buone.
La terminale si passa per ora bene sulla dx orografica.
Il primo tiro è coperto di neve, si arriva direttamente alla sosta 2.
Secondo tiro non tanto largo ma ben proteggibile.
il tiro difficile (normalmente il 3) è in condizioni di ghiaccio buono e ben proteggibile sia con viti che con un friend 0.3 camalot. C'è solo un passetto di misto in uscita dal tiro ma protetto da un chiodo ed un nut incastrato.
Il tiro seguente ha due corti risalti un po coperti di neve che rendono delicato il passaggio ma ci si protegge nuovamente bene con uno 0.3 e un 1 camalot.
Lultimo tiro è in ghiaccio sottile come sempre ma buono.
Bravo Anne, t'a très bien grimpé...et finalement les rappelles ca va vite!!!
Il gabarrou non l'abbiamo visto perche si sono alzate le nubi.
Discesa in doppia lungo la via. Attenzione: alcune soste sono sotto la neve. La prima doppia del canale (dal cordino blu in dinema che abbiamo messo noi) fa 65m, bisogna disarrampicare pochi metri. Le altre sono in linea tutte sul lato sx orografico.
Condizioni nel massiccio:
Lafaille: secco il primo tiro
Valeria: molto misto e poco ghiaccio
Supercouloir: secca la prima parte della goulotte
Pellissier: buona
Nord della Tour Ronde: tanta neve, fatta il 17, discesa lunga e laboriosa
Courtes: la via degli Svizzeri è in condizioni tecniche e ci sono grossi accumuli in cima
Petit Viking: buona
Dolent: troppa neve
Couturier: buono, 8 cordate sabato, ma attenzione agli accumuli e alle placche a vento in uscita
Droites: la Ginat è stata fatta da piu cordate. Il pendio è in neve dura con qualche tratto di ghiaccio, la goulotte ha il terzo e l'11 tiro tecnici e poco forniti. Generalmente in condizioni non facili.
Tacul: la via normale del Tacul non è praticabile per gli accumuli di neve ma sopratutto perché c'è un enorme crepaccio che taglia tutta la parete e non lo si può superare.
Chissà se si riuscirà a salire quest'estate???
Attenziuone a tutte le discese a Sud: il Sole scalda presto e tanto...il fatto che alcuni canali si scendano in doppia non fa diminuire i pericoli della discesa. Possono comunque esserci cadute di pietre e slavine!!!
buone salite a tutti
giovedì 25 marzo 2010
CONDIZIONI UPDATE 26/3/2010
Tali informazioni saranno però da verificare al momento della salita degli itinerari secondo la propria esperienza.
Le condizioni della montagna possono mutare rapidamente con l'evoluzione della meteo, pertanto ciò che segue potrebbe non essere più attuale al momento della salita.
In nessun caso si potrà rinetenere responsabile l'autore del Blog per eventuali incidenti.
Resto comunque a vostra disposizione per chiarimenti e consigli sugli itinerari proposti e non.
Buone salite a tutti!
Enrico Bonino
Guida e maestro di Alpinismo

BACINO D'ARGENTIERE
Sono stato ieri a fare una sci alpinistica al col du Tour Noir.
Ecco le condizioni che ho potuto vedere durante la giornata.
Sci alpinismo:
Col du Tour Noir, col de Chardonnet, col d'Argentiere sono in buone condizioni. Le condizioni di innevamento sono corrette.
Il glacier du milieu è buono ma il pendio finale per salire all'Aiguille d'Argentiere è salibile, ma non è sciabile al momento.
Alpinismo:
Couturier: sembra discreto se preso al centro. La parte bassa è in neve dura/ghiaccio, la seconda metà è in neve. La bettembourg è in ghiaccio nero.
Ravanel Frendo: è stata salita in questi giorni, al momento salibile ma tecnica per la carenza di ghiaccio spesso.
Grade Rocheuse: la parte bassa del pendio che raggiunge la Bourges-Mizraghi è in ghiaccio. La goulotte non sembra male.
Droites e Courtes: la Ginat è stata salita, così come il Lagarde e la via defi Svizzeri....le buone condizioni però sono un'altra cosa...
Il pendio della Ginat è in parte in ghiaccio, la goulotte in ghiaccio duro e misto in diverse sezioni;
Il Lagarde diretto presenta dei tratti secchi nel canale e scrica ancora;
la via degli Svizzeri è decisamente secca rispetto alle buone condizioni che avevo trovato io qualche anno fa.
L'anfiteatro del Dolent-Domino non ho potuto vederlo bene perchè era nella bufera...ma sembra tutto molto secco.
martedì 16 marzo 2010
Punta lachenal e condizioni della montagna

Ieri con Marc siamo stati alla Punta Lachenal ed abbiamo salito la goulotte Pellissier.
La colata è in buone condizioni, tenendo conto che l'ultimo tiro è pressochè secco e quindi conferma il grado di M5 come da relazione.
Le soste sono presenti lungo tutta la linea. Alcuni tiri sono molto corti e si possono concatenare in salita (L3-L4). L5-L6 non conviene separarli perche se no all'inizio di L6 non ci si può proteggere per alcuni metri dopo la sosta.
L1: terminale e canale di neve fino alla base della goulotte. Sosta su suntone a sx.
L2: misto e ghiaccio facile fino a sosta in mezzo allo sperone.
L3: misto delicato ma non ripido, in presenza di poca neve
L4: neve e corto passaggio di misto non facilmente proteggibile.
L5-L6: meglio concatenarle, M5, sosta sulla spalla nevosa.
in discesa si possono concatenare L6-L5, L3-L2 fino a metà di L2 dove c'è un cordone su spuntoni dal quale si fa l'ultima doppia che permette di arrivare alla terminale. In caso di terminale aperta non concatenare le doppie.
il materiale da portare è:
1 vite da ghiaccio,
friends camalot fino all n.1
nuts piccoli
qualche cordino da sostituire alle soste e martello per ribattere i chiodi.
L'avvicinamento conviene farlo a sci dall'Aiguille du Midi.
Raggiunto il col du Midi si costeggia la punta Lachenal fino alla base della colata.
Il rientro si effettua per l'itinerario classico della vallee blanche e al momento si prende il trenino di Montenvers per rientrare a valle (le condizioni non consentono di scendere a Chamonix a sci).
Buona salita a tutti!
Condizioni Generali della montagna
al momento le pareti e le goulottes sono molto secche. Ciò è dovuto alle nevicate con basse temperature di quest'inverno, insieme a vento forte.
Al momento le condizioni sono le seguenti:
Supercouloir: secca la parte bassa, ok gli ultimi tiri
Modica e Gabarrou: molto fini ma saliti in questi giorni
Lafaille: sottile ma sembra salibile
Valeria: qualcuno ha provato ieri ma estremamente secca
Jager couloir: sembra buono e la terminale si passa bene
Tour Ronde N: neve dura e ghiaccio in uscita gli ultimi 100 m
Tour Ronde Gervasutti couloir: buono in neve, è stato sceso con gli sci
Combe Maudite: tutto secco
Petites Jorasses: sembra si stia formando qualcosa. La goulotte della Punta di Freboudze sembra salibile da lontano
Jorasses: tutto secco
Couloir Macho: sembra buono e la terminale si passa bene
Requin: la Sorenson-Eastman si sta formando, ma sembra ancora molto fine per ora
BLOG UPDATE NEWS LETTER
se non fai ancora parte della newsletter e se vuoi ricevere una mail ogni volta che il blog viene aggiornato, mandami una mail al: enrico.mountainguide@gmail.com con scitto "BLOG NEWSLETTER UPDATE"
giovedì 11 marzo 2010
11/03/2010
siete tutti invitati alle due serate di diapo e video sul Nepal che si terranno il 18 marzo a Biella nel locale Mov Ing di via Milano 30, e il 1 Aprile a Torino, al Monte dei Cappuccini - sala degli Stemmi organizzata in collaborazione con la scuola di alpinismo Giusto Gervasutti.
Inoltre, d'ora in poi potete iscrivervi alla news letter del sito scrivendo al seguente indirizzo mail:
enrico.mountainguide@gmail.com mettendo come oggetto NEWS LETTER BLOG
per essere avvisati ogni volta che ci sono degli aggiornamenti sulle condizioni della montagna.
11/03/2010 cascate di ghiaccio
le condizioni attuali sono decisamente varie rispetto a qualità del ghiaccio e al pericolo valanghe.
Bisogna quindi valutare cascata per cascata e non solamente il versante di esposizione.
Per esempio in Valeille il versante all'ombra non è al momento sicuro. Il Sole è già alto, e alle 11 scalda già i pendii soprastanti le cascate, nonostante queste siano ancora all'ombra!!! Cold couloir, Stella Artice, Pattinaggio artistico e Hard ice sono a mio avviso da evitare accuratamente per il momento.
Come queste anche Tuborg (che in realtà è in rapido scioglimento) vista l'enorme valanga che è scesa su di essa (quindi occhio anche agli avvicinamenti. Dopo il ponte conviene continuare sulla pista da sci di fondo e una volta arrivati sotto la linea della cascata risalire il pendio).
Noi ci siamo diretti su Chandelle Levure, che è i nottime condizioni. Essendo però nel versante al Sole bisogna attaccare presto ed essere veloci. Alle 10:30 il sole picchia sugli ultimi 2 tiri...
Lillaz gully è ancora buona, il canale d'accesso non sembra essere pericoloso (da valutare secondo la meteo il giorno in cui la si sale!!!!!!). La cascata di Lillaz si sta sciogliendo...
Buone salite in sicurezza a tutti.
mercoledì 17 febbraio 2010
17-2-2010 Cascata di Molere
Bella cascata di 4 tiri che non si forma tutti gli anni. Prende il Sole presto al mattino. Attualmente in ottime condizioni.
Difficoltà: 5/II
Lunghezza: 150m
Accesso: da Aosta proseguire per la statale in direzione Courmayeur fino a prendere la strada che risale la Valsavarenche.Parcheggiare appena dopo la galleria che sbuca all'abitato di Molere.
Avvicinamento: traversare il torrente e risalire alla base della colata. 10 min
Discesa: in doppia sulla via su soste a spit (dx faccia a monte).
Note: l'ultima sosta in alto si trova qualche metro sopra l'albero. Il tiro fa 65m ma in discesa si arriva alla sosta senza problemi. L'alternativa è fermarsi all'albero (vecchi cordini).
IL VIDEO:
lunedì 15 febbraio 2010
DRAPEAUX D'ENFER - Via Nuova
Prima salita: Enrico Bonino e Filippo Gonnelli
Difficoltà: 5+/6, M5+, X
Accesso: dall'autostrada TO-AO uscire a Verres e scendere in direzione Torino. Poco prima del paese di Bard prendere a dx alla rotonda per Champorcher e risalire la valle fino all'abitato di Trambesere. Parcheggiare l'auto sulla dx. La cascata è ben visibile dalla strada.
Avvicinamento: traversare il villaggio ed il torrente. Risalire il pendio fino alla base della cascata. 15 min.
Lunghezza: 95m
Materiale: normale dotazione da ghiaccio, friends camalot 0.3, 0.75.
NOTE: la cascata è stata salita con l'utilizzo di protezioni veloci. Non sono presenti spit sulla via. La prima sosta è da farsi su ghiaccio a sx della colonna, o si può utilizzare la sosta a spid a dx della colonna appartenente alla via Zero 70.
La seconda sosta è su chiodo da roccia e Nut. L'ultima sosta è su albero.
Discesa: in doppia sulla via o traversando a dx e calandosi sulle soste albero/spit di Zero 70.
Enrico sulla frangia del secondo tiro
fa fine...ed impegna parecchio!!!
Filippo mi raggiunge in sosta al secondo tiro
idem
Uscita di dry del secondo tiro, un bell'ingaggio...
le protezioni veloci e la roccia dubbia aggiungono un pizzico di brivido alla salita...
Enrico sul terzo tiro, ancora qualche metro delicato
quasi furoi dal difficile.
NOTE: per dovere di cronaca, durante l'apertura, il secondo tiro l'abbiamo spezzato in due non sapendo se avevamo il materiale necessario per superare lo strapiombo, e non sapendo se il terreno ci avrebbe permesso di proseguire. Perciò abbiamo fatto sosta su ghiaccio prima della sezione di misto (salito poi come terzo tiro).
Appena sopra il tratto difficile, però, vi è un comodo terrazzo con fessure che ci ha permesso di realizzare una sosta comoda, sicura e utile anche per le calate. Pertanto, ci pare logico che il secondo tiro prosegua fino a quel punto.